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Il termine Carnevale deriva da “carne levare”, cioè togliere la carne, e indica quei
giorni che precedono la Quaresima, durante la quale si dovrebbe evitare di mangiare carne e cibi che sollecitano
i sensi. Proprio per compensare questo periodo di rigore alimentare, il Carnevale si pone come festa degli
eccessi, soprattutto a tavola. Non a caso si parla di “giovedì grasso” e “martedì grasso” in riferimento al
fatto di poter mangiare grandi quantità di alimenti grassi come carne, fritti e dolci.
L’origine dei festeggiamenti per il Carnevale risale probabilmente ad antiche tradizioni
contadine, dove l’uso delle maschere e le danze sfrenate fungevano da riti magici per allontanare gli spiriti
maligni e assicurarsi, così, il buon esito del raccolto. Venivano consumate, inoltre, tutte le scorte alimentari
invernali proprio per propiziarsi ricchezza per la stagione in arrivo.
Gli antichi romani festeggiavano i Saturnali, dedicati al dio Saturno, dove tra banchetti
pubblici, giochi d’azzardo e scambio di doni, tutto era consentito, perfino lo scambio dei ruoli: in virtù di ciò
gli schiavi venivano addirittura serviti dai loro padroni. Con l’avvento del Cristianesimo, il Carnevale continuò
ad essere festeggiato, ma perse il suo valore magico e propiziatorio, tipico di una festa pagana. Nel Rinascimento,
la festa di Carnevale entrò in alcune corti europee e i nobili la trasformarono in festa raffinata, da celebrare
attraverso giochi, teatro e musica. Oggi il Carnevale si festeggia in molte città del mondo e d’Italia seguendo
l’antica tradizione di sovvertire la realtà quotidiana...
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